A Pianello Lario era sorto, attorno al parroco don Coppini, un movimento simile a molti altri di quel tempo; e una storia che don Guanella poteva forse aver conosciuto presso don Bosco, riguardante l’origine delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Come a Mornese nel Monferrato, a Pianello il parroco, seguendo un movimento diffuso dal Frassinetti a Genova, aveva formato una Pia Unione delle Figlie di Maria SS. Immacolata sotto la protezione di S. Orsola e la guida di S. Angela Merici; col tempo alcune giovani rimasero presso la propria famiglia, altre emisero i voti religiosi e si costituirono in piccola congregazione locale, approvata dal Vicario capitolare di Como. Don Coppini morì il 1 luglio 1881. Don Guanella arrivò in novembre e, superate le prime difficoltà di giurisdizione su quel gruppetto di pie donne, ne divenne prima il direttore spirituale, poi il superiore, infine il vero e proprio fondatore, dando una svolta nuova: rimasero presso le famiglie le Figlie di Maria, nell’uso e nel senso abituale; le altre si strinsero in congregazione con vita comune, cercando anche una nuova sede. Don Guanella pensò subito a lasciare la povera e angusta casa iniziale in frazione Camlago e acquistò, anticipando del suo una somma avuta in eredita da un cugino di America, un terreno presso il lago e la casa parrocchiale, mettendoci anche una somma a fondo perso, quando ancora nessun legame era state stabilito con la Pia Unione (1883).

 Nemmeno a Pianello il Guanella accettò il titolo di parroco, ma si mantenne più libero come economo spirituale, pur dedicandosi pienamente alla cura pastorale: si estraniò quanto possibile dalle questioni politiche, scrisse libri di tipo esclusivamente pastorale (predicazioni, catechismi, storie di santi e della Chiesa); dedicò ogni attenzione a sollevare la povertà e le disgrazie assai frequenti fra il suo popolo.

Sotto la sua direzione le suore continuarono a sviluppare I’opera nella vecchia sede ormai colma di bambine e di qualche persona anziana; anche qui qualcuno tentò di far correre malumore, chiacchiere, accuse; ma questa volta furono provvidenziali, perché lo resero noto a Como e, quando vi fu convocato dal procuratore per spiegarsi, chiarì la sua posizione, si rivolse al Prefetto Carlo Guala e le porte di Como si spalancarono a riceverlo senza difficoltà. Invece di sistemarsi a Pianello, presso il lago, l’opera ebbe l’occasione felice di passare di colpo il lago e stabilirsi in città, dove avrebbe servito meglio a più grandi bisogni e dove poteva anche esser meglio capita e aiutata: promise al Prefetto che si sarebbe tra l’altro interessato di formare e assistere delle buone giovani per il servizio presso le famiglie, come si sentiva davvero bisogno; poi avrebbe pensato soprattutto ai suoi poveri, bambini, anziani e handicappati.

A Como arrivò il mattino del 6 aprile 1886: alcune bambine con delle suore; poco dopo arrivò anche suor Chiara Bosatta che rappresentò i Superiori per alcuni mesi, finché la salute glielo consentì, dando una profonda impronta di lavoro e di sacrificio, di preghiera e di santità.

II più antico registro della nuova Casa, iniziato da don Guanella più sotto forma di appunti che di rigorosa amministrazione, pochi mesi dopo l’apertura, dà in concreto lo scopo, la mentalità e i mezzi di conduzione. II fabbricato, inizialmente piccolo, fu quasi triplicato nel giro di due o tre anni e organizzato in varie divisioni o famiglie: le famiglie dell’Immacolata, per le suore, di S. Angela per le postulanti, di S. Zita per le giovani domestiche; poi le famiglie delle bambine, delle «buone figlie» o fatue, degli ammalati, delle anziane e così via: ognuna dedicata a un santo patrono e comprendente poche persone; una madre con due figli, affidati dal Comune di Como, formava una famiglia a sé.

Poi vi è annotato il «Tesoro di Provvidenza»: elenco di persone e famiglie che ritiravano dei «bossoli» o scatolette di cartone, vi versavano qualche moneta ogni tanto e poi, piene, le offrivano alla piccola Casa della Divina Provvidenza; un elenco di offerte per celebrazioni di messe, qualche conto iniziale di una tipografia rilevata da un fallimento a Menaggio, qualche modesta retta versata da famiglie o enti, più spesso a livello di promessa o di buona volontà: «Cressesi Maria di Gio. e di Annunciata Mellesi d’anni 35 entra oggi 16.7.’90, versando mensili 10 (lire) e poi secondo le circostanze» annota don Guanella. Spesso non è segnato né un versamento iniziale, né un impegno di retta. Può essere espressivo il fatto che sul registro in copertina appare in grande «Dio mi vede», con la speranza ferma che anche provvederà: chi può da un contributo economico, chi è in grado fa qualche lavoro (incannatoio, tipografia, varie forme di scuole di artigianato).

Tutto questo presuppone un orientamento o uno stile che andrà chiarendosi gradualmente: l’assistenza è offerta in ogni caso di bisogno più urgente o immediato, specialmente a favore di abbandonati, bambini, handicappati mentali, anziani senza soccorso o appoggio valido di famiglie o enti; viene offerta una casa che vuol essere soprattutto una famiglia, numericamente limitata o ben suddivisa; se la richiesta preme si dispone uno sviluppo edilizio.

Ogni gruppo fa capo a un responsabile (religiosa o religioso) che ne assume piena responsabilità e diviene, col cuore e con la presenza costante e totale, la persona di riferimento continuo, come una madre o un padre, ma senza paternalismi.

Perché il metodo preventivo di don Guanella prevede e si fonda su una ragionevole libertà, liberale, non permissivista; anche il castigo non deve trovar posto o deve essere più morale e proporzionato, mai vendicativo: perché poi punire delle mancanze disciplinari o materiali che neppur davanti a Dio sono peccato? E, come in ogni famiglia, ognuno ha la sua parte di cooperazione e di corresponsabilità: dai piccoli lavori di casa alla formazione e alla scelta delle linee educative che, se l’individuo non sa esprimere, l’educatore deve invece saper intuire con abilità e distacco dai propri giudizi impositivi. La norma è quindi il dialogo vero anche con chi non sa parlare.

Fondamentale in queste situazioni di maggior debolezza economica, psicologica, fisica, è la presenza confortante della fede e di Dio, l’unico e vero Padre di casa, che, solo, può dare fondamento a una speranza per tutti, anche per i più abbandonati, perché «operando per amor di Dio il tutto e vivendo da buoni cristiani si può facilmente sperare nella prosperità e fortuna spirituale e, se Dio vorrà, anche temporale», come insegnava la vecchia tradizione cristiana di casa Guanella. Non per un gratuito miracolo, ma perché onesta, serietà, cultura e scuola, preparazione al lavoro, specialmente attraverso le scuole artigianali e le colonie agricole, costituiscono, in questo contesto di ricche relazioni interpersonali, la base e la dote su cui ognuno si prepara a costruirsi la propria vita, nei limiti delle proprie capacità, ma anche nella grande sicurezza di una saldo appoggio a un Padre provvido.

All’interno lavorano i religiosi e gli assistiti anche con l’aiuto, a ore, a tempo, a vita, di generosi volontari; le due congregazioni che andranno formandosi sostengono questa complessa rete di servizi sociali e si tengono in rapporto con i tanti amici, piccoli o grandi, che collaborano dall’esterno; la famiglia, se esiste, fa tutto quello che può; gli enti pubblici, più freddi e burocratici, devono pur collaborare. Per tutti v’è la mano provvida e il gran cuore di un Padre celeste che non dimentica i suoi figli più sfortunati. Davanti a queste porte delle case della Provvidenza arriva a bussare un mondo di miseria, turbe di poveri e don Guanella riparte verso i confini del bisogno, senza limiti nel suo cuore e nella sua fede.

A Como, l’affitto iniziale si trasforma in proprietà e la casetta iniziale diviene un ampio edificio; poi si allarga ai paesi circostanti, quindi a Milano, alla bassa Lombardia, alla Svizzera italiana, al Veneto, a Roma.

S. Maria di Como-Lora diviene il nuovo centro delle opere femminili; a Como resta il cuore delle opere maschili.

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