Omelia sul Vangelo

 1ª Domenica di Avvento – Anno A

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1 Dicembre 2013

padre Ermes Ronchi

Tacere, adorare, godere

E non si accorsero di nulla.
Vivevano senza profezia e senza mistero, gli uomini ai tempi di Noè, «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito». Nulla di male, è la vita semplice, è semplicemente vivere, tentando di rispondere alla comune domanda di felicità. Infatti Gesù non denuncia ingiustizie, eccessi o vizi, racconta però una esistenza solo quotidiana, un quotidiano senza rivelazione: per questo «non si accorsero di nulla». Invece «ha fede " scrive Bernanos " chi ha scoperto la carica di rivelazione del quotidiano, l'epifania racchiusa nell'istante».

I giorni di Noè sono i miei giorni, quando mi aggrappo solo all'elenco elementare dei bisogni e non so più sognare; quando mi accontento della superficie delle cose e non mi accorgo più che il segreto della mia vita è oltre me. I giorni di Noè sono i nostri giorni, quando plachiamo la nostra fame di cielo con larghe sorsate di terra, e non ci accorgiamo che l'istante si apre sull'eterno. Il tempo d'Avvento ci prepara a dare respiro alla vita. Non a privarci del gusto di vivere proprio dei giorni di Noè, ma a mantenerlo aperto. Tutto intorno a me dice: «Prendi ciò che ti piace; sii più forte, più furbo degli altri». E Gesù a ripetere: «Non vivere senza mistero». Rosmini morendo affidava a Manzoni, come sintesi di una vita grande, le tre parole del suo testamento spirituale: tacere, adorare, godere. Tacere, non per amore del silenzio, ma per amore della sua Parola. Adorare, per aprire varchi al Signore nel cielo chiuso dei giorni. Godere, perché la bella notizia del Vangelo ci assicura che la vita è, e non può che essere, una continua ricerca di felicità. Sono tre parole per il tempo dell'Avvento, per ogni tempo di chiunque attenda qualcosa. «Due uomini saranno nel campo, uno sarà preso e l'altro lasciato... perciò anche voi state pronti». Sui campi della vita uno vive in modo adulto, uno infantile; uno vive ponendosi la domanda di Dio, uno no; uno vive sull'orlo dell'infinito, uno dentro il circuito breve della sua pelle. Tra questi due, uno solo è pronto all'incontro. Uno solo sta sulla soglia, a vegliare sui germogli che nascono. L'altro «non si accorge di nulla». Uno solo sentirà le onde dell'infinito che vengono a infrangersi, quotidianamente, sul promontorio della sua vita, come appello a salpare.

 

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