don guanella mammaLuigi Guanella aveva undici anni quando entrò al Collegio Gallio di Como e nelle sue memorie di anziano emerge il trauma subito in quell’ingresso.

Anche il lettore più sprovveduto si renderebbe conto che c’è come uno stacco brusco nella narrazione autobiografica della sua infanzia...

LA VOCE DELLA MAMMA

Maria Bianchi, il suo tesoro

 

Luigi Guanella aveva undici anni quando entrò al Collegio Gallio di Como e nelle sue memorie di anziano emerge il trauma subito in quell’ingresso. Anche il lettore più sprovveduto si renderebbe conto che c’è come uno stacco brusco nella narrazione autobiografica della sua infanzia .

Si passa dalla descrizione di un ragazzo ipervivace e spensierato, amante del rischio e dell’avventura, ma in definitiva felice, vivo, libero, inserito in un ambiente positivo di condivisione e comprensione, nella sua casa di Fraciscio, alla penosa autodescrizione del “montanarello semplice”, nostalgico del suo mondo e mortificato dal nuovo ambiente. Un’immagine dice tutto: “l’uccello di bosco è entrato nella gabbia”.

 

foto4In occasione della Festa liturgica di San Luigi Guanella, pubblichiamo una riflessione di padre Fabio sul volume dell'Autobiografia del Fondatore.

Parte di queste riflessioni sono poi confluite nell'Introduzione al VI volume degli Scritti di don Guanella, curata dallo stesso padre Fabio.

Le Vie della Provvidenza

MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE DI DON LUIGI GUANELLA

I Padri Guanelliani, in occasione della Canonizzazione del Fondatore, nel 2011, pensarono opportuno rieditare “Le Vie della Provvidenza”, testo autobiografico di don Guanella, vera perla della nostra letteratura.

Meritava, da tempo, un’edizione più dignitosa il testamento eccezionale di un santo!

Poi, nel 2015, si è pubblicato il VI volume degli Scritti di don Guanella, contenente il testo della stessa Autobiografia.

Cerchiamo di avviare alla lettura di questo documento unico.

 

Questa spiritualità segna la pedagogia di don Guanella: il "vieni e vedi" lo si stabilisce con Cristo povero, coabitando con lui, facendo casa e famiglia con lui. Naturalmente al centro di questa convivenza c’è posto solo per un rapporto preventivo, per evitare ogni male, curare e procurare ogni bene, perché il cammino della vita si schiuda alla salvezza. Dominante in questo rapporto è il cuore misericordioso, aperto all’accoglienza, alla comprensione, al perdono quando è necessario, al dono totale di sé. L’amore è paziente e accetta ogni tempo di attesa e di gradualità.

Anche la sua teologia morale e l’ascetica vi rientrano, secondo una maniera propria e caratteristica. Bisogna infatti valutare l’azione compiuta da uno di questi poveri alla luce di Dio, e allora tante cose, che a noi sembrano gravi e che valuteremmo con severità, viste dal punto di osservazione proposto, perdono ogni peso: non c’è da adirarsi o da castigare, dove Dio non è per nulla offeso. La scuola gli aveva insegnato i tanti gradi di perfezione che vi sono nelle cose e nel valore delle azioni; ed egli se ne fa un programma di azione, stimolante ma benevola, chiedendo sempre qualcosa, ma senza pretendere da tutti una misura unica. Vedeva la grandezza e il dono di Dio creatore tanto nel seme che si sviluppa in un filo d’erba, quanto in quello che cresce fino a pianta enorme, realizzando in maniera diversa tutta la potenzialità ripostavi dal Creatore. «Che importa a te che a coltivare il tuo campo il Signore ti mandi strumento di ferro piuttosto che uno d’argento o d’oro?».

In questo quadro, solidamente teologico e profondamente umano, don Guanella colloca sé e i suoi confratelli religiosi. Diventa comprensibile e anzi necessaria la spirale di formazione, partita dalla base della carità pura del catechismo fondamentale, ampliata a tutti gli interventi materiali, umani, giuridici, pedagogici del gruppo di scritti intermedi e chiusa nel ritorno alla carità resa più umana, cordiale, intensa e affettiva, nel lungo cammino attraverso il dolore. La paternità di Dio, profondamente inchinato sull’uomo, è divenuta il suo annuncio e il suo carisma: il dono che per mezzo ed esempio suo Dio ha riproposto ancora una volta alla sua Chiesa.

Don Piero Pellegrini, guanelliano

Questa spiritualità segna la pedagogia di don Guanella: il "vieni e vedi" lo si stabilisce con Cristo povero, coabitando con lui, facendo casa e famiglia con lui. Naturalmente al centro di questa convivenza c’è posto solo per un rapporto preventivo, per evitare ogni male, curare e procurare ogni bene, perché il cammino della vita si schiuda alla salvezza. Dominante in questo rapporto è il cuore misericordioso, aperto all’accoglienza, alla comprensione, al perdono quando è necessario, al dono totale di sé. L’amore è paziente e accetta ogni tempo di attesa e di gradualità.

Anche la sua teologia morale e l’ascetica vi rientrano, secondo una maniera propria e caratteristica. Bisogna infatti valutare l’azione compiuta da uno di questi poveri alla luce di Dio, e allora tante cose, che a noi sembrano gravi e che valuteremmo con severità, viste dal punto di osservazione proposto, perdono ogni peso: non c’è da adirarsi o da castigare, dove Dio non è per nulla offeso. La scuola gli aveva insegnato i tanti gradi di perfezione che vi sono nelle cose e nel valore delle azioni; ed egli se ne fa un programma di azione, stimolante ma benevola, chiedendo sempre qualcosa, ma senza pretendere da tutti una misura unica. Vedeva la grandezza e il dono di Dio creatore tanto nel seme che si sviluppa in un filo d’erba, quanto in quello che cresce fino a pianta enorme, realizzando in maniera diversa tutta la potenzialità ripostavi dal Creatore. «Che importa a te che a coltivare il tuo campo il Signore ti mandi strumento di ferro piuttosto che uno d’argento o d’oro?».

In questo quadro, solidamente teologico e profondamente umano, don Guanella colloca sé e i suoi confratelli religiosi. Diventa comprensibile e anzi necessaria la spirale di formazione, partita dalla base della carità pura del catechismo fondamentale, ampliata a tutti gli interventi materiali, umani, giuridici, pedagogici del gruppo di scritti intermedi e chiusa nel ritorno alla carità resa più umana, cordiale, intensa e affettiva, nel lungo cammino attraverso il dolore. La paternità di Dio, profondamente inchinato sull’uomo, è divenuta il suo annuncio e il suo carisma: il dono che per mezzo ed esempio suo Dio ha riproposto ancora una volta alla sua Chiesa.

Don Piero Pellegrini, guanelliano

La sua teologia spirituale è tutta in questa visione di Dio e delle cose divine; il cristiano, tutto il suo essere, anima e corpo, viene coinvolto e chiamato ad inserirsi in questo progetto divino di misericordiosa salvezza; la posizione fondamentale di don Guanella è quella di lasciarsi portare (non quietisticamente, ma con attiva collaborazione) da questa onda di grazia e di affetto paterno. «Prova e vedrai, – dice spesso – fidati di Dio!». Lo afferma per ogni cristiano, perché ritiene che ognuno è chiamato a un certo livello di esperienza di Dio, di contemplazione e godimento; per i suoi religiosi è una costante sollecitazione ad affidarsi all’amore del Padre, ad abbandonarsi fra le braccia della sua provvidenza, disposti a tutto ciò che essa prepara, dispone, sollecita a fare. Don Guanella tien conto della debolezza dell’uomo, insiste con grande rispetto, bontà e comprensione; ma quando trova un cuore disposto a fidarsi totalmente di Dio, allora la sua guida si fa forte, le richieste pressanti, fino alla donazione eroica e fino alla santità più elevata.

La sua spiritualità ha inoltre, si può dire, anche una componente sociale: l’apertura e l’accoglienza dell’altro, del fratello, del povero, soprattutto il più povero. Vi vede seriamente l’immagine di Dio, il figlio di Dio, le membra sofferenti del Cristo Figlio. Nel secolo XIX questa spiritualità fece grandi passi in avanti, sia nella sua formulazione teorica, sia nell’applicazione pratica, con tutte le conseguenze più avanzate.

Fu anche, o forse soprattutto, questo progresso che fece recuperare al diritto dei religiosi il ritardo che abbiamo segnalato. Si diceva che non poteva essere vero religioso, se non colui che realmente viveva solo per Cristo, in clausura o staccato totalmente dal resto del mondo, assiduo al coro, alla preghiera ufficiale della Chiesa sposa di Cristo, alla meditazione e alla contemplazione di lui: solamente così si realizzava la scelta di stare con Cristo, perché solo lui bastava. Aggiungendovi poi la solennità giuridica dei voti, si aveva il vero religioso.

Ma i fondatori di congregazioni dedicate alla salvezza del popolo, dei poveri soprattutto, e don Guanella in particolare, hanno potuto e saputo dimostrare con la vita e con l’insegnamento che la scelta evangelica di Cristo nel povero può e deve portare a una vera ed esclusiva intimità con Cristo, e con lui solo. Il fratello non è allontanamento o evasione; l’uscita dalla clausura per vivere nella piazza, nell’ospedale, sulle vie, nelle case più dimesse ove abita il povero, non è un itinerario in orizzontale; la cura delle malattie e delle indigenze del povero apre una strada diretta a Cristo. In don Guanella tutto ciò è implicito; ma il suo pensiero e la sua convinzione potrebbero validamente essere esplicitati: come adoriamo il legno della Croce per colui che vi è stato appeso, così possiamo vedere nel povero la sofferenza, le piaghe di Cristo e contemplare e adorare nel povero il mistero della passione di Cristo e delle sue piaghe, dei suoi tormenti e della sua morte. Possiamo prostrarci davanti al povero, come i santi, e riconoscere nelle piaghe, nelle sofferenze, nel dolore e nel suo abbandono, il mistero della morte redentrice di Cristo. E quello che si fa al povero, viene fatto a lui. Si può parlare di "mistica del povero", se questi diviene una nuova via del cuore per incontrarsi direttamente con Cristo, raggiungerlo e convivere con lui, un "vieni e vedi" nell’esperienza della partecipazione al suo dolore.

In questo modo don Guanella professava l’unità dell’azione con la contemplazione, e la santità dell’azione. Annunciava anche in questo modo il primato della carità, non a parole o con lo scritto, ma col cuore e la vita. All’interno una scelta senza esitazioni o tradimenti, matura ed equilibrata; all’esterno un servizio umile, discreto, instancabile, illimitato, disponibile in tutto e fino al limite della colpa, ricco di quella libertà di spirito, che è un vero dono del ciclo.

Ma non è la quantità di azione, il numero delle cose fatte che interessa; e nemmeno il risultato più o meno brillante.

Forse può essere anche importante che nella cura del minorato o dell’anziano si arrivi, e anche nei casi più gravi, a qualche risultato; senz’altro è necessario provare. Ma è più importante quello spunto di sorriso che si riesce a cavare da un volto spento, quella lacrima di riconoscenza che scorre sulla mano benefica; quell’apertura alla speranza, all’amore. Forse non si arriverà a nulla di più. Bisogna sempre provare, perché qualcosa sarà sempre possibile ottenere; ma ciò che certamente conta è stabilire un rapporto di amore, anche se poco o nulla capito o corrisposto da chi non sa o non può: come Dio, che ci ha amati senza corrispettivi.

Don Piero Pellegrini, guanelliano

San Luigi Guanella
San Luigi Guanella
San Luigi Guanella

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