foto4Si tratta di 5 autografi del Fondatore scritti agli allora Direttori Generali dell'attuale Pime (Istituto per le Missioni Estere).
Sono solo l'inizio di un filone di ricerca, che potrebbe riservarci belle sorprese!
5 lettere brevi con un gioiello della 'carità' di don Guanella verso i preti.
 
Si accenna allo splendido caso di don Bormetti, guanelliano per soli tre anni, che don Guanella accolse con carità e al quale -come sua attitudine di fondo- diede fiducia, perchè don Guanella partiva sempre con un'ipotesi positiva sulle persone, salvo poi rimetterci soldi, salute e fama.
Don Natale Bormetti, nativo dell'Alta Valtellina, era della Diocesi di Como, già prete da 5 anni e con 29 di età, nel 1910 entrò alla Divina Provvidenza di Como, prestato dal Vescovo a don Guanella.
Si autopresentava come 'segretario' di don Guanella e aveva doti organizzative di tutto rilevo, davvero incredibili. Bravo, intuitivo, trascinatore...quando ebbe l'incarico del Comitato per l'inaugurazione di San Giuseppe al Trionfale nel 1912 fu l'anima di tutta la pubblicità e del reperimento fondi.
Don Guanella pensò di serviresene per questo scopo: benefattori, bollettino, comitati esterni... e pensava di affidargli anche l'organizzazione dell'inaugurazione di Vicosoprano, ma il povero don Bormetti agiva spesso in modo inconsulto: faceva partire richieste di soldi e di sussidi a principi, re, cardinali. Fino a bussare alla porta dell'ebreo Nathan, allora Sindaco di Roma. Il tutto, ovviamente, "a nome di don Guanella", sul quale ricadevano articoli di giornale, letteracce, rimproveri.
Il Vescovo di Como e Roma stessa volevano prendere seri provvedimenti disciplinari.
Per coprirlo ancora una volta e dargli l'ennesima possibilità don Guanella lo scusava con tutti dicendo: "sta vivendo forme di pazzia e di autoesaltazione; ha solo bisogno di riposo e di tranquillità".
Così ottenne che rimanesse prete.
Bormetti tornò nella parrocchia di Montagna in Valtellina, da dove era partito qualche anno prima per raggiungere i Servi della Carità, e lì si diede da fare per realizzare quell'Asilo che era stato già annunciato come nuova fondazione guanelliana nel 1910 e che ancora non era stato aperto.
Fatalmente anche da lì continuò a trascinare don Guanella in situazioni imbarazzanti e ancora una volta don Guanella supplica il Vescovo di dargli un posto nuovo di ministero; allo scoppio della Grande Guerra partì come cappellano e don Guanella, commentando la cosa con l'arciprete di Traona, don Tam, scriveva: "Avverto la fede e la rassegnazione del nostro don Bormetti, che partendo ci salutò: anche un prete soldato può fare un po' di bene".
Aveva creato problemi, era stato causa di non poche sofferenze e diffamazioni, ma per San Luigi era sempe "il nostro don Bormetti". Quando uno gli entrava nel cuore, non ne usciva più, si trattasse anche di un traditore o di un nemico. Qui era un povero prete senza misure...che morì prete, grazie a don Guanella.
 
padre Fabio, guanelliano

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