DOMENICA DELLE PALME 1997

RIFLESSIONE DEL CARDINALE BIFFI 

Giacomo Biffi2Tre domande abbiamo ascoltato nelle varie pagine di vangelo che hanno illuminato e arricchito il nostro raduno di questa sera.

"Perchè fate questo?" (Mc 11,3), dicono gli abitanti di Betania ai discepoli che si accingono a organizzare per la prima volta una manifestazione di trionfo - pacifico e mansueto - al Figlio di Davide che entra nella sua città.

"Maestro dove abiti?" (Gv 1,37), chiedono a Gesù Andrea e Giovanni sulle rive del Giordano.

"Perchè tutto questo spreco?" (Mc 14,4), si indigna uno dei commensali, vedendo il gesto eccessivo di Maria sorella di Lazzaro (eccessivo come è sempre l'amore). Dal quarto Vangelo veniamo a sapere che quel commensale si chiamava Giuda.

Sono, come si vede, interrogativi formulati in contesti molto differenti e ispirati a sentimenti tra loro imparagonabili; ma tutti possono suggerirci qualche preziosa riflessione...

"Perchè fate questo?".

Bologna vi ha visti sfilare coi vostri rami di ulivo e si è stupita per questo spettacolo. "Perchè fanno questo ?", si saranno certamente domandati tra sè gli occasionali passanti e quanti dai tavolini dei bar sgranavano gli occhi sul vostro corteo.

Migliaia di giovani che insieme camminano per le strade cantando la loro fede e pregando, invece della scena più frequente di qualche decina di esagitati, che scandiscono frasi minacciose e ritornelli infantili: voi avete offerto stasera una novità sorprendente, che dovrebbe far pensare.

Voi oggi siete stati i protagonisti di un avvenimento davvero eccezionale, che domani avrà senza dubbio un'ampia risonanza nei giornali dei Cherubini e nelle televisioni del Regno dei Cieli. I giornali e le televisioni delle terra sono troppo impegnati a dar notizia dei maestri e dei propagandisti del niente - insinuanti o vocianti che siano - per accorgersi di voi.

Voi siete per molti quasi un enigma inatteso: "Perchè fate questo?". Voi lo sapete perchè, e ne godete, e non vi importa niente degli abitanti di Betania che si meravigliano di ciò che fate o addirittura lo ignorano.

La vostra è una festa, perchè avete scoperto - in mezzo a un'umanità disorientata e scettica - di avere un destino di gioia, di avere un Re che non vi strumentalizza, anzi si dona totalmente a voi, di avere un Salvatore che vi rialza dopo ogni caduta e conta su di voi per l'edificazione del suo Regno.

"Maestro dove abiti?".

Questa parola di Andrea e di Giovanni è anche la vostra, perchè vi rendete conto che ogni esultanza ecclesiale, se vuol essere autentica e duratura, deve scaturire da una comunione sincera e fattiva col Signore Gesù. È bello e importante fargli festa con i rami di ulivo; ma è ancora più bello e importante avere con lui una intimità che non si esaurisce in un giorno o in una manifestazione.

Il vostro camminare di stasera è senza dubbio motivato anche dall'allegrezza di un popolo che muove incontro a un Signore buono e a un Capo che non delude; ma più ancora è segno e figura di una ricerca instancabile: la ricerca risoluta di colui che solo è "la via, la verità e la vita" (Cf Gv 14,6). "Maestro dove abiti ?".

Noi per fortuna abbiamo già scoperto chi sia l'unico Salvatore del mondo e già ci siamo lasciati incantare dal suo fascino che non ha eguali. Diversamente oggi non saremmo qui.

Ma questa scelta irrevocabile di aderire a lui - scelta continuamente insidiata dalle nostre ricorrenti stanchezze e dalle nostre volubilità - va ogni giorno ravvivata e riconfermata dentro di noi.

"Maestro dove abiti?". Giovanni Paolo II, nel suo messaggio alla gioventù, ci indica la ricchezza di una risposta totalizzante. Gesù sta dove gli uomini soffrono e sperano, e attendono di essere aiutati e incoraggiati da noi. Gesù abita accanto a noi nei fratelli, di cui condividiamo l'esistenza quotidiana. Gesù abita tra quanti implicitamente lo invocano senza averlo conosciuto, e aspettano da noi che con la nostra testimonianza glielo facciamo conoscere.

Gesù è la "parola del Padre", che ci si rivela particolarmente attraverso la lettura attenta del libro di Dio. E vive in mezzo a noi nell'Eucaristia. Specialmente quest'anno siamo tutti invitati a riscoprire vitalmente la realtà della sua persona e del suo sacrificio nella celebrazione della Messa - e non solo nella Messa festiva - e nella presenza misteriosa che colma e anima di sè ogni chiesa cattolica.

"Perchè questo spreco?".

Questa terza domanda ci porta a Betania, la sera del Sabato prima dell'ingresso in Gerusalemme. Era stato preparato un convito in onore di Gesù; ma era un convito senza allegria. C'era nell'aria - impalpabile e inafferrabile - l'odore dell'odio e del tradimento.

Maria, la sorella di Lazzaro, per dissipare questa atmosfera decide di compiere un insolito e clamoroso gesto di affetto.

Prese "un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato... di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'olio profumato sul capo" del Signore (Cf Mc 14,3).

"Tutta la casa si riempì del profumo" (Gv 12,3): e così tutti - anche chi non era nella sala, anche chi si trovava in cucina - si accorgono della pazzia di Maria. L'amore vero non bada alle opinioni malevoli di nessuno, ma non può farsi conoscere da tutti.

Tutta la casa di Dio, tutta la Chiesa è avvolta dal profumo di Maria sino alla fine del mondo. Tutta la Chiesa ha imparato dalla sorella di Lazzaro che senza un amore diretto, personale, vivo per il Signore Gesù e per la sua gloria, niente ha valore, niente conta, niente è autentico nel cristianesimo: nemmeno l'attenzione ai problemi umani, nemmeno l'attivismo benefico, nemmeno la partecipazione ai travagli del nostro tempo.

Ma c'è sempre qualcuno che non capisce. C'era allora e c'è oggi; c'era a Betania e c'è nella cristianità del nostro tempo. Non capisce che si possa dare qualcosa dei propri beni per rendere onore al Signore; non capisce che si possa dedicare un pò del proprio tempo a contemplare il Signore nella preghiera; non capisce che si possa consacrare tutta la vita unicamente a Cristo. Non capisce insomma le esigenze, la logica, il linguaggio dell'amore.

"Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darlo ai poveri" (Mc 14,5). È il ragionamento del "piuttosto", e lo ascoltiamo spesso anche ai nostri giorni.

"Piuttosto che andare in Chiesa, è meglio fare del bene agli altri". "Piuttosto che costruire un altare è meglio costruire delle case". "Piuttosto che sciupare il tempo nelle preghiere, è meglio lavorare a qualcosa di pratico".

Perchè "piuttosto"? Perchè non si può fare tutto? E perchè non si dice mai: "Piuttosto che spendere i soldi ad andare a sciare o al mare, o piuttosto che comprare il motorino è meglio soccorrere i bisognosi? Perchè non si capisce che proprio un immediato e appassionato amore per il Signore Gesù è sempre stato l'impulso più efficace a ogni opera di solidarietà verso i fratelli, come ci insegnano tutti i grandi santi della carità?

Non mettiamoci alla scuola di Giuda; mettiamoci alla scuola di Maria di Betania che, con gli occhi resi acuti dall'innocenza del suo cuore e dall'intensità del suo affetto, penetra nei giorni futuri e vede Gesù umiliato, schiacciato, crocifisso, come lo contempleremo noi nei prossimi giorni.

È lui il "povero" da soccorrere con un po' d'amore.

"Erano infuriati contro di lei" (Mc14,5), ci ha detto il Vangelo. Ma Gesù, difendendola, ci imparte una lezione da non dimenticare: "Lasciatela stare; perchè le date fastidio? ... In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il Vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto" (Cf Mc 14,6.9)

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