BRUGNONI DON UMBERTO            Chissà se il giovane Sergio Simioni per l’occasione sarà incaricato, come d’abitudine, a suonare le belle campane della parrocchiale di San Michele a Cavona.

            Nonostante la tendenza all’elettrificazione lì si sono volute lasciare le antiche corde manuali per suonare le campane ambrosiane che rendono unica questa chiesa dell’antica Pieve di Cuvio. 400 abitanti allora; oggi anche meno: una delle più piccole parrocchie della Diocesi di Como ha dato i natali al decimo successore di San Luigi Guanella, DON UMBERTO BRUGNONI, che condivide col suo Fondatore anche quest’appartenenza ecclesiale. Con don Umberto è la quarta volta, infatti, che viene eletto Padre Generale un figlio dell’amata terra di Como: primo, don Leonardo Mazzucchi che era della frazione di Mianico a Pianello Lario, lungo il Lago; poi don Luigi Alippi che nacque a Linzanico, frazione di Abbadia Lariana, sempre sul Lago; terzo don Olimpio Giampedraglia di San Cassiano in Valchiavenna; ora don Umberto, che viene dalla zona delle Valli Varesine.

            Sesto dei sette figli di Pietro Brugnoni e di Teresa Forzinetti, Umberto nasce il giorno dell’Ausiliatrice di sessantasei anni fa, il 24 Maggio 1952; non fosse stato per una iniziale refrattarietà agli studi, che spinse il parroco di Cavona a creare il contatto coi Guanelliani di Como, forse la sua vita sarebbe stata diversa, ma Dio anche così scrive nel tracciato umano. Entra nella Casa Divina Provvidenza di Via Tomaso Grossi, culla delle opere di don Guanella, per frequentare la seconda elementare e vi resta per sette anni, conoscendo fin da allora alcune delle colonne della Congregazione: don Carlo De Ambroggi, i già citati don Mazzucchi, don Alippi, don Giampedraglia, don Armando Budino e don Pietro Pasquali, tutti divenuti, prima o poi, Superiori generali.

            Proprio negli anni in cui è a Como, alunno di prima media, vive la gioia di assistere da vicino alla Beatificazione di don Guanella, in un clima straordinario di crescita e di festa; si celebrano in quegli anni i funerali di alcuni dei ‘padri’ della nostra storia delle origini, compagni del Fondatore: don Filippo Bonacina, don Giovanni Battista Lorenzi, don Paolo Panzeri, il patriarca don Mazzucchi, don Luigi Previtali, don Giovanni Savoldelli, don Rolando Bonetti, don Vittorio Castano...

            Intanto, nel 1962, la sua famiglia rileva un antico panificio e si trasferisce a Cantello, che diventa la seconda patria di casa Brugnoni.

            Terminata la terza media, nell’autunno 1967, Umberto e altri cinque compagni passano dal collegio della Casa Madre al Seminario di Anzano del Parco, per il ginnasio; di loro solo Umberto arriverà in fondo al cammino. Negli ultimi tre anni di Como e in tutto il tempo di Anzano, Umberto avrà come direttore il compianto don Luciano Botta, fragilissimo di salute, ma straordinario nell’opera educativa, capace di equilibrare la riservatezza modesta di fondo con l’ironia affabile e gentile, rispettosa e persuasiva. Uno dei molti che lascerà il segno nel giovane Umberto.

            In quegli anni la Congregazione viveva una crisi economica spaventosa, forse tra le prove più dure di tutto il suo percorso, che minacciava di scuotere tutto dalle fondamenta: l’imprudenza di qualche confratello e la disonestà di falsi amici avevano esposto la famiglia religiosa al crollo finanziario e al rischio del commissariamento.

            Nel 1969 Umberto inizia il noviziato a Barza d’Ispra, sotto la guida di don Carlo Bernareggi, professando i voti religiosi il 24 Settembre 1971 con altri undici compagni, dei quali sette sono tuttora confratelli. Termina a Barza il Liceo nell’estate del 1973, dopo aver respirato una stagione densissima della vita di Congregazione: il Capitolo Generale del 1969-70 sulla revisione delle Costituzioni, l’elezione di don Olimpio a Padre generale, la costituzione delle Province, il trasferimento del Seminario Teologico da Chiavenna a Roma, la morte tragica del suo professore di scienze don Luigi Ragazzoni e l’eco immensa degli incidenti mortali occorsi a fratel Giovanni Vaccari e a don Noè Vanin.

brugnoni

            Era regola, allora, il biennio di Tirocinio dopo il Liceo e Umberto viene inviato a Fara Novarese, con Luigi Bianchessi e Gabriele Cominazzi, come assistente dei ragazzi.

            Nell’autunno 1975 arriva a Roma, in pieno Anno Santo, per i quattro anni di Teologia in preparazione al sacerdozio: anche qui anni decisivi, sotto la guida di don Domenico Saginario, con esperienze forti come lo sciopero dei nostri dipendenti di Via Aurelia, la morte di Paolo VI con l’elezione di papa Luciani e papa Wojtyla al soglio pontificio, le sue prime esperienze pastorali nella parrocchia di Maccarese alla quale resterà legato per lungo tempo. Il 21 Ottobre 1978 mons. Ferraroni nel Santuario di Como lo ordina diacono e il Sabato 7 Aprile 1979, Vigilia della Domenica delle Palme, a Barza d’Ispra è ordinato sacerdote da mons. Attilio Nicora, allora ausiliare di Milano.

            Diciannove anni di formazione per ricevere l’Ordine Sacro tra i figli di don Guanella, un periodo che potrebbe apparire lunghissimo, ma che era abbastanza abituale allora; Umberto saprà farne tesoro per la straordinarietà degli eventi di mondo, Chiesa e Congregazione, per la ricchezza dei maestri incontrati, per la severità di certe impostazioni antiquate e l’apertura delle nuove visioni conciliari, per la vivacità e la varietà dei molti compagni di cammino, per lo spessore della formazione assimilata. Un ricordo emerge fra tutti: l’ammirazione per i numerosi fratelli coadiutori che allora svolgevano un ruolo magisteriale, nella vita concreta, piccoli santi di casa nostra, incontrati a Como, ad Anzano, a Barza, a Fara, a Roma...

            Appena prete è destinato alla Provincia romana, pur essendo appartenente naturalmente a quella del Nord Italia; prima obbedienza: educatore in Seminario minore a Roma, vicario di don Domenico Frantellizzi, dove resta sei anni fino all’estate 1985 e dove ha modo di perfezionare i suoi studi in metodologia vocazionale presso l’Università Salesiana. Ma la sua profonda vocazione è la pastorale, sotto ogni profilo, e così arriva come un regalo la destinazione a Messina, primo campo ‘libero’ del suo apostolato nel ministero sacro e occasione propizia per il sorgere di diverse vocazioni alla nostra congregazione che trovano in don Umberto una guida sicura per il loro discernimento.

            Appena cinque anni in terra siciliana e deve rientrare nel Seminario minore di Roma, come Direttore; pochi mesi e arriva l’obbedienza per Alberobello, come superiore di casa al posto del suo vecchio formatore, don Dante Camurri; qui ritrova una vecchia, paterna amicizia che lo aveva avuto da ragazzo, a Como, e che gli sarà cara fino alla fine, don Giacomo Donnaloja. Nel 1993, mentre è in Puglia, è chiamato a Cantello per celebrare il funerale del suo papà.

            Neppure due anni fra i trulli e, a sorpresa di tutti, don Nino Minetti, appena eletto Generale, lo nomina Superiore della Provincia romana, in sostituzione di don Domenico Saginario, con sede a Roma; vi resta fino al Capitolo generale del 2000, che lo elegge Vicario generale della Congregazione, a fianco dello stesso don Minetti. Nel Capitolo del 2006 e del 2012 è confermato Vicario, durante il mandato di don Alfonso Crippa. Tre mandati ininterrotti da Vicario generale, come nessuno nella storia della congregazione, con un angolo di lettura privilegiato delle persone, dei luoghi, delle situazioni.

            Durante questi anni da Vicario si spende soprattutto nell’animazione dei Cooperatori Guanelliani, nel consolidamento del Movimento Laicale guanelliano, nella collaborazione con le Figlie di Santa Maria della Provvidenza, nella Formazione permanente dei confratelli. Una passione speciale per la fondazione di Coyhaique nella Patagonia cilena, dove si recava ogni estate per molti mesi in aiuto all’ultraottantenne don Belotti, rimasto solo a difendere l’esistenza dell’opera. Non poche volte è toccata a lui, nell’impossibilità del Padre Generale, la presidenza dell’ultimo saluto rituale ai confratelli defunti, con l’impegno di indicare, a tutta la famiglia, l’eredità e il contributo di ognuno nella costruzione del Regno di Dio; in questi anni è chiamato a celebrare anche la Messa di sepoltura per i suoi fratelli e per la sua mamma. Ultimi grandi impegni: la direzione del Centro Studi Guanelliani, la regia degli eventi legati alla Canonizzazione di don Guanella e al Centenario della sua Morte, la guida del Seminario Teologico di Roma.

            Mercoledì 25 Aprile 2018 è eletto Superiore generale dei Servi della Carità, a Barza d’Ispra, in quella terra di Varese e in quella casa che hanno visto tutti gli eventi cardine della sua vita: nascita, primi sacramenti, professione religiosa, ordinazione sacerdotale e ora elezione al supremo servizio nella sua famiglia, raccogliendo il testimone di don Alfonso, dopo dodici anni di dedicato servizio alla Congregazione, e un’eredità di persone e storie che hanno attraversato quasi 130 anni di vita.

            Ricordo un commento su di lui di quel simpatico guanelliano che era fratel Emilio Catracchia, nativo del Borgo Sant’Agata, di Ferentino. Per molti anni era stato al nord dell’Italia, nelle nostre attività agricole, e tra le sue cose più gustose c’erano le battute in lombardo con pronuncia ciociara; aveva conosciuto il nostro Umberto ad Anzano e lo aveva poi ritrovato a Roma nei trent’anni di servizio che prestò fino alla morte in Via Aurelia. Era l’anno 1993 e don Saginario era appena stato votato come consigliere generale, dovendo così lasciare vacante l’ufficio di Provinciale del Centro-Sud Italia; come sempre circolavano i nomi più vari tra i possibili candidati. Gli espressi i miei timori e mi disse: “Venga chi venga, i miei conigli e le mie galline non ne risentiranno troppo”, per sbollentare la mia preoccupazione. Quando poi, senza alcuna previsione, uscì fuori la nomina di Umberto a provinciale, mi disse: “La botte è piccola, ma il vino è bono”. L’aveva conosciuto ragazzo, di quindici anni...

            San Marco, discepolo di Pietro e compagno di Paolo, nella cui festa è avvenuta la sua elezione alla più alta responsabilità tra i figli di don Guanella, ispiri don Umberto a partire sempre dal quel principio che regge tutto nella nostra vita: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio”. L’inizio sta in Gesù, sempre.

            Don Guanella, figlio eletto della Chiesa di Como, gli suggerisca l’altro inizio per noi fondamentale, la Casa Madre della Provvidenza, i primi anni, la storia delle origini, pietre angolari della nostra avventura. L’appassionante sorte di essere Arca di Noè, disordinata ma viva.

            E che gli venga in mente più che mai, in questi giorni, una delle uscite dialettali più ricorrenti di sua mamma Teresa: “Signur, vútem”. Signore, aiutami…

                                             padre Fabio Pallotta, guanelliano

Arca, 25 Aprile 2018

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